Le erbe nei secoli: coltivazione e storie di civiltà

La storia della coltivazione delle erbe si intreccia con la storia dei popoli e delle civiltà del passato, che fecero nei secoli scorsi esperienza diretta della loro esistenza e dei loro impieghi. Le piante selvatiche, raccolte in natura come fonte di nutrimento, medicina o fibra, vennero prima o poi coltivate, subendo quindi un processo di domesticazione.

Alcuni tra i primi giardini di erbe furono allestiti circa 4000 anni fa in Egitto, allo scopo di utilizzarne erbe e fiori come elementi sacri nei rituali di culto. Se si pensa poi al concetto odierno di giardino erbaceo, ossia un’area aperta con diverse parcelle per le diverse specie, esso si sviluppò già nelle antiche tradizioni religiose egiziane, cristiane e islamiche, ed era strettamente collegato alla presenza di edifici. Nell’Islam, ad esempio, il paradiso era visto come un giardino delimitato da siepi di mirto (Myrtus communis), bellissimi fiori e frutti, come rose (Rosa spp.) o l’albicocco (Prunus armeniaca). In epoca romana. invece, le piante più apprezzate erano il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e l’alloro (Laurus nobilis). Presso i monasteri, per i monaci la coltivazione divenne poi una regola ben precisa. Tanto che quando S. Benedetto fondò l’ordine benedettino, nel regime monastico la cura del giardino era seconda solo alla preghiera. Nei monasteri, largamente autosufficienti, si coltivavano erbe terapeutiche, si utilizzavano gli aromi per insaporire le pietanze, oltre a condurre una grande preparazione di distillati, liquori, acque cosmetiche, dove veniva ad esempio impiegata la melissa (Melissa officinalis).

Verso il XIII secolo il giardino cominciò ad accrescere progressivamente in popolarità e presso la maggior parte delle grandi residenze si coltivava un ricco assortimento di erbe per uso domestico, mentre le piccole proprietà erano circondate da verdure, erbe e fiori. Successivamente con l’avvento del XVI anche le università cominciarono ad allestire dei giardini di erbe per poter insegnare a riconoscere le piante di uso terapeutico ai futuri medici. Il primo di questo “orto dei semplici”, dal latino simplicia, “rimedi semplici”, cioè le erbe, fu realizzato presso l’Università di Pisa nel 1545. Durante il periodo coloniale poi, le nuove specie introdotte dagli esploratori in madrepatria trovarono dimora anche in questi orti, dando avvio ad una trasformazione che portò alla creazione degli odierni orti botanici.